Victor Fadlun, l’imprenditore che salvò la dolce vita

di Valentina Cervelli Commenta

Nella città che amiamo, in questi tempi difficili, ci sono storie che vale la pena far emergere. Siamo sommersi da informazioni che Roma non rispetta il suo patrimonio storico e culturale, che le botteghe storiche stanno progressivamente scomparendo e che i romani non siano più capaci di valorizzare la storia della propria città.

Certo, abbiamo dovuto assistere a decine di chiusure eccellenti in questo periodo segnato dalla pandemia, ma sarebbe fuori dal mondo pensare che ogni via possa rimanere così come la conoscevamo decenni fa. Il peso di certi settori cambia, i marchi si avvicendano, le famiglie cambiano attività e mestiere e subentrano brand internazionali. Tutto questo fa parte della vitalità del nostro tessuto urbano: non fosse così dovremmo rassegnarci ad un ulteriore desertificazione delle strade del centro e dei quartieri periferici o – nella migliore delle ipotesi – a veder trasformate le strade commerciali in musei a cielo aperto senza alcun legame con il mondo che stiamo vivendo.

Cambiare si può e si deve, dunque, nel rispetto di ciò che è avvenuto prima di noi e senza vilipendere il magnifico patrimonio artistico cittadino. Ecco dunque che storie come quella che stiamo per raccontarvi, sono capaci di riconciliare il cuore. Perché un compromesso tra tradizione e modernità si può sempre trovare, quando ci troviamo di fronte ad imprenditori che fanno il loro mestiere in modo illuminato.

A Trastevere c’era un ristorante storico chiamato Rugantino, che negli anni 50′ fu protagonista di un episodio che sancì simbolicamente l’inizio di quella stagione che fu chiamata “la dolce vita”. Victor Fadlun è un imprenditore della Finleonardo, il cui lavoro consiste nella valorizzazione del patrimonio immobiliare per lo sviluppo di marchi italiani e stranieri. Le strade del locale simbolo della movida felliniana e quelle dell’immobiliarista si incontrano all’interno di quei locali, che ospitarono poi un McDonald’s e oggi la Banca Popolare di Sondrio.

Ma Victor Fadlun non è uno speculatore, ma prima di tutto un amante della sua città che – pur essendo molto giovane – ricorda benissimo l’episodio di quella festa del 1953, le cui foto dei paparazzi fecero il giro del mondo e delle quali conserva gelosamente una copia nel cassetto della sua scrivania. Allora Victor si mette in moto per recuperare tutte le informazioni sull’accaduto e non si da pace fino a che non riesce in un piccolo capolavoro: fare affiggere davanti a quelle storiche mura una targa per commemorare una delle icone più rappresentative che, dopo l’uscita del film di Federico Fellini diede il nome ad un’epoca, grazie al lavoro di scatenati fotografi a caccia dei divi americani di allora, come Tazio Secchiaroli.

Oggi, grazie al lavoro della Famiglia Fadlun, l’amministrazione cittadina di allora (era il 2010) e il giornalista Andrea Davide Quinzi – che fece realizzare un servizio fotografico dal settimanale TV Sorrisi e Canzoni – chiunque passi per quell’angoletto di Trastevere non potrà mancare di notarla e riflettere sui cambiamenti della nostra amata Roma, quelli in cui uno spogliarello improvvisato durante una festa privata costò al proprietario una multa di ben tremila lire. Grazie Victor, grazie Andrea, di aver contribuito alla salvaguardia di un pezzo di storia cittadina, quella di un simbolo che insieme a Mastroianni e Anita Ekberg, sono ancora ormai testimonianze quasi invisibili di quelle notti leggendarie.

 

 

 

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